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Il paese è piccolo e la gente mormora

Quando nasci in un paese talmente piccolo che un terzo dei suoi abitanti ha un qualche grado di parentela con la tua famiglia, è inevitabile venire tormentati, fin dalla tenera età, dalla stessa inesorabile domanda: “Di moo, te ad chi tcì la fiola?”. I successivi dieci minuti della tua vita, vengono sprecati in un’insulsa conversazione che ha come unico scopo quello di far capire al tuo interlocutore “di chi sei figlia”, descrivendo minuziosamente le caratteristiche fisiche dei tuoi genitori, le loro attuali professioni e che tipo di auto guidano. Purtroppo, se in un eccesso di sfiga ti trovi alle prese con un anziano personaggio che dispone di molto (troppo!) tempo, non puoi pensare di liberartene senza prima avergli anche spiegato chi erano i tuoi avi, dove ha risieduto negli ultimi trecento anni l’intera stirpe da cui discendi e quali tare ereditarie puoi trasmettere alle future generazioni.
Se nemmeno questo si dimostra sufficiente a soddisfare l’insana curiosità del tuo aguzzino, l’unica speranza è che venga colto da un provvidenziale crampo alla prostata o che gli capiti a tiro qualcuno di più interessante, per poter scappare appena si distrae (nel caso di un soggetto particolarmente tenace, colpirlo in testa con la borsa della spesa, potrebbe costituire una valida alternativa). E’ lo scotto da pagare se si vive in un posto in cui tutti si conoscono e sanno tutto di tutti. “Tu sé che la Rusina la s’è separeda?” (Lo sai che la signora Rosa sta divorziando dal marito?). Frasi come questa possono essere usate in qualsiasi occasione: dal fruttivendolo, al mercato, mentre fai la fila alle poste o dal parrucchiere (un classico intramontabile). Si adattano perfettamente ad ogni stagione e non stancano mai: vecchie comari, bisbetici impiccioni e acide malelingue ne sfornano in continuazione per il solo piacere di produrre genuino “gossip di borgata”. Se a questo punto non vi è ancora venuto il sospetto che il motto “chi si fa gli affari suoi, campa cent’anni” non sia molto popolare da queste parti, o vi siete addormentati o possedete la capacità deduttiva di un paracarro. Al mio paese non ci limitiamo ad avere persone anziane che commentano i lavori in corso, con le mani dietro la schiena (rischiando ogni volta di venire sotterrati in una colata di cemento), ma veri e propri professionisti “nell’arte della frantumazione dei testicoli”. Provate ad entrare in un qualsiasi bar in cui un gruppo di amici sta giocando a carte e li troverete circondati da un drappello di curiosi che, senza tante cerimonie, ne commenta le mosse: “Mo cum cus fà a giughè acsè?!! Mo tu n’è vest cl’aveva l’ass?? Bsogna essa propri matt!” (Non condivido le tue scelte di gioco. Devi fare più attenzione alle carte che possiede il tuo avversario!).
Probabilmente il perdurare di simili atteggiamenti ha scongiurato il pericolo che sul territorio nascessero bische clandestine: nel senso che ti fan passare la voglia molto tempo prima che tu possa sviluppare una qualsiasi forma di dipendenza al gioco d’azzardo. E che dire, invece, della vicina di casa che sente l’improvviso ed irrefrenabile impulso di pulire il suo terrazzo ogni qual volta ricevo la visita di un amico o di un parente? (Viene da chiedersi come faccia quel balcone ad essere così sporco! Nemmeno si trovasse in Piazza San Marco, bersagliato da uno stormo di piccioni con la dissenteria!). Ma un autentico artista del pettegolezzo lo riconosci per due caratteristiche ben precise: a) inizia ogni conversazione sussurrando con aria cospirativa “a tò da dì ‘na roba, ma nu dil ma niscioun…” (ti svelo un segreto ma in via del tutto confidenziale) e poi ripete la stessa “confidenza” più volte al giorno e a persone diverse; b) inspiegabilmente, viene a conoscenza dei fatti di cronaca con largo anticipo rispetto alla loro pubblicazione sui quotidiani locali (a volte, anche molto prima che avvengano!). Questo dovrebbe farvi comprendere perché qualsiasi notizia viene ufficialmente accettata come attendibile, solo dopo che “i l’ha dett enca me bar!” (Gli amici al bar me l’hanno confermato. Deve essere vero!). Se poi, il resoconto di un fatto realmente accaduto passa per le bocche dei più creativi, può capitare che “la sorella del macellaio ha inavvertitamente urtato un auto parcheggiata davanti casa”, si trasformi in: la sorella del macellaio, totalmente ubriaca e in preda ad una crisi isterica, si è lanciata ad una velocità criminale contro lo scooter del marito, mancandolo, fino a perdere il controllo del suo abitacolo e sfasciare l’auto della vicina. Sembra, inoltre, che quest’ultima avesse una tresca col marito dell’invasata (tutto ciò, nonostante la vicina in questione abbia appena festeggiato il suo settantesimo compleanno e non possieda più un auto da anni, per via di una cataratta incurabile, all’occhio destro).
In tarda età, “e caccianes” (il ficcanaso) si specializza, diventando un vero esperto in qualsiasi settore: non si limita più a divulgare succulente informazioni sui suoi concittadini ancora in vita, ma si mantiene aggiornato anche sulle dipartite. La sua mattinata inizia col commento al necrologio e poco importa se non conosceva il defunto; in ogni caso, il suo serafico giudizio sarà “signora mia, sono sempre i migliori quelli che se ne vanno” (oltretutto temo sia vero, considerando quelli che restano…). Quindi, siete avvisati: se capitate da queste parti non illudetevi di passare inosservati perché in un piccolo paese tutti sanno tutto di tutti. E quando qualcosa va storto, c’è sempre qualcuno che l’aveva detto!

di Romina Marzi

Autore

Romina Marzi
Romina MarziCopywriter
Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.
Romina Marzi

Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.

La Maison e Lifestyle Magazine