In vacanza con le amiche

Quando decidi di andare in vacanza con le amiche, c’è una frase alla quale non devi credere mai: “Certo che ti lasceremo dormire la mattina!” Mentono. Di brutto. Inizialmente, fingono di non voler disturbare il tuo sonno camminando in punta di piedi e parlando sottovoce, ma se alle 8.00 non ti sei ancora alzata, sono capaci di sradicare una saracinesca dal suo alloggiamento e trascinare una sedia con una tale ferocia, da scavare un fossato attorno al letto. Mentre ti riprendi dall’attacco di cuore, per aver creduto di trovarti nel bel mezzo di una scossa sismica, rispondono al tuo sguardo interrogativo con un candido: “Oh, scusa. Ti abbiamo svegliato?” “Nooo, macché!! Io schizzo sempre dal letto come se fosse l’ultima cosa che faccio nella vita!”. Dentro di te pensi: “Non ti sputo perché a quest’ora la capacità corrosiva della mia saliva è pari a quella dell’acido muriatico e potrei lasciarti delle cicatrici permanenti!”. In realtà, spavento a parte, non ti dispiace alzarti presto, se la prospettiva è quella di una giornata in Calabria, all’interno di una piccola insenatura che contiene non più di dieci ombrelloni e in cui il mare è semplicemente uno specchio d’acqua cristallina. Unica pecca: il baretto sulla spiaggia non era fornito di latte. Una grave colpa che Elena non mancava mai di far notare al gestore, esordendo ogni giorno (la speranza è sempre l’ultima a morire) con l’annoso quesito: “Avete preso il latte?”. Dopo aver assistito per la terza volta alla stessa scena, seguita dal fermo diniego del gestore e dopo aver intravisto nel suo sguardo l’equivalente calabro della nostra espressione “Allora t’un capesc!”, ho deciso di chiarirle che se il proprietario non aveva intenzione di acquistare latte, continuare a chiederglielo non l’avrebbe convinto. Lei ha continuato a chiederglielo. Al termine della vacanza, il conto del bar è stato salatissimo. In compenso, un intero promontorio è stato smantellato e convertito in souvenir: Elena, completamente affascinata dai colori e dalle forme dei ciottoli che trovava sulla spiaggia, ne ha accumulato una quantità tale da farci sospettare che con l’asserzione “ne prendo qualcuno per decorare il bagno di casa mia”, in realtà volesse dire “devo sostituire le piastrelle del bagno con un mosaico di sei metri per tre”. Quando le abbiamo chiesto se non le servisse anche uno scoglio per abbellire il salotto, non ha colto l’ironia e ci ha pure pensato! Ma il vero problema si presentava la sera: se alle 9.00 non avevamo ancora cenato, iniziava a manifestare tendenze idrofobe e continuava a ronzarci intorno con aria minacciosa, come un condor sulla preda, ripetendo a cadenze regolari “ho fame”. Almeno un paio di volte ho seriamente temuto che volesse addentarmi un braccio, mentre una vocina dentro di me cercava di avvertirmi: “scappaaaaaaaaaa!!” Le mie paure sono state ampiamente confermate quando, in occasione di una festa in piazza, ha quasi travolto le persone che attendevano di essere servite al banco gastronomia. E’ tornata a sorridere solo dopo aver addentato un’abbondante porzione di spezzatino con le patate, insalata di pomodori, soppressata e fetta di pane da un etto e mezzo. A vederla, Piero Angela ne avrebbe tratto una deduzione scientifica in una puntata dal titolo “la fame genera mostri”. E per fortuna che alloggiavamo in un piccolo paesino dell’entroterra dove la famosa ospitalità del sud ci è venuta più volte in soccorso: appena arrivate, infatti, abbiamo scoperto che delle 800 anime che abitavano il paese, 500 erano imparentati con la nostra amica Francesca, di cui eravamo ospiti, e che le restanti 300 persone non volevano essere da meno nell’accogliere le nuove venute. Così, ogni giorno un parente, un amico, un conoscente curioso, chiunque ci portava cibo direttamente a casa, ansioso di farci assaggiare le specialità del posto. In poco tempo il nostro frigo ha assunto le sembianze di un deposito post-Chernobyl: se ce ne fosse stato bisogno, avremmo potuto sfamare intere popolazioni. Arancini di riso, patate, peperoni, fiori di zucca, melanzane…, tutto rigorosamente fritto. Ad un certo punto il mio fegato ha cominciato a parlarmi: “Se vedo un’altra goccia d’olio, giuro che me ne vado!” Quando aprivo il frigo lo sentivo sussultare e confesso che il pensiero di quanto mi sarebbe costato l’abbonamento “acquagym ad libitum”, per smaltire tutta quella roba, mi causava preoccupanti mancamenti. A rincarare la dose, “zia Adelina” ci comprava vassoi condominiali di cannoli siciliani, portava biscotti al cioccolato fatti in casa e continuava ad invitarci a pranzo. Sentivo ancora quella vocina: “scappaaaaaaaa!!” Meno male che Francesca riusciva a tenere a bada tutti: la sua indole calabrese (gli uomini e le donne di questa terra possiedono una forza e una tenacia indomite) le consentiva di affrontare parcheggiatori insistenti, guide turistiche moleste e automobilisti impazienti, con la stessa serenità di un pitbull. Assieme a lei ci sentivamo al sicuro. Nessuno si sarebbe sognato di importunarci più del dovuto: vederla schiumare dalla bocca avrebbe zittito anche il più tenace degli scocciatori.

Partire è stato veramente penoso: non solo perché caricare la macchina di bagagli, prodotti tipici e quantità illegali di sassi, ha richiesto tutta l’abilità maturata in anni di allenamento nel gioco dei Lego, ma anche perché ci piangeva il cuore nel lasciare scenari così incantevoli e gente tanto ospitale. Ad ogni modo, mi sento in dovere di darvi un consiglio: se andate in Calabria, e vi auguro di andarci, portatevi dosi massicce di bicarbonato.

di Romina Marzi

Autore

Romina Marzi
Romina MarziCopywriter
Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.
Romina Marzi

Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.

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