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Ristrutturazione del piano terra di un edificio degli anni ’60

Architettare. “Se devi fare uno showroom, fallo con stile”.

L’ intervento di progettazione architettonica ha riguardato la ristrutturazione del piano terra di un edificio degli anni sessanta da adibire a showroom e sede amministrativa di un’azienda che produce macchinari e servizi nel settore della bioestetica. L’esigenza della committenza era rivolta ad avere degli ambienti in cui fosse possibile esporre i propri prodotti ed, al contempo, poter effettuare dimostrazioni pratiche, nonché organizzare corsi di aggiornamento professionale rivolti al personale tecnico che opera nel campo del benessere e dei centri estetici. Erano, inoltre, richiesti diversi uffici ed una sala riunioni che, all’occorrenza, potesse essere trasformata in una sala audiovisiva con una capacità di trenta posti. L’idea portante del progetto è stata quella di concepire un luogo in cui le diverse nature del programma funzionale potessero convivere in maniera formalmente unitaria e che i prodotti venissero presentati in una cornice contestualizzata al loro uso finale. Si è pertanto scelto di realizzare degli spazi che evocassero l’idea di un vero e proprio centro estetico, attrezzato con i prodotti dell’azienda. A tal fine si è optato per l’utilizzo di un lessico formale in cui gli elementi fossero gli stessi in tutte le parti della struttura architettonica: la stessa pavimentazione in listoni di larice spazzolato ed oliato, la tinteggiatura a base di calce in pasta colorata di rosso bordeaux e bianco panna ed il legno di frassino naturale per tutti gli arredi, appositamente disegnati ed integrati nelle ripartizioni murarie. L’immagine estetica, tenuta come assunto della progettazione, è stata volta ad ottenere uno spazio caratterizzato da linee architettoniche rigorose, contrapposte alla naturalità della grana dei materiali impiegati, e dal colore che potesse costituire un’efficace quinta scenica per valorizzare i prodotti esposti. Ne è scaturita un’immagine complessiva, assimilabile ad una galleria d’arte contemporanea, dove le macchine prodotte dall’azienda vengono presentate come fossero delle “sculture”. Concetto che risulta enfatizzato dalla presenza delle opere dell’artista Mariacristina Ballestracci collocate in tutti gli spazi comuni del centro, sino a trovare nell’allestimento della vetrina il loro apice concettuale e comunicativo.

frederic new

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