SANREMO 2019 – Il ritorno dei Pagelli – di Giorgio Arcari

SANREMO 2019 – IL RITORNO DEI PAGELLI

Vi sono mancato? Dai, ditelo che vi sono mancato. Sono io, il Festival di Sanremo. Succeda quello che succeda, io arrivo. Arrivo e faccio scempio della televisione per una settimana. Io, il Festival, l’immortale. Una volta dividevo questo potere in un triumvirato con i mondiali di calcio e i programmi di Celentano. I mondiali, però, senza l’Italia hanno perso smalto e Celentano… be’, dai, meglio non infierire. Hanno successo per un po’ e subito via con la sindrome messianica.
Io invece resto sempre lo stesso. Puoi mettermi dentro Giorgia e Cocciante, Rovazzi e Paolo Cevoli, pubblicità del reddito di cittadinanza e concessioni terriere su Marte e io digerirò tutto senza fare un plissé, concedendomi al massimo una puzzetta ai fiori della riviera.
Come Oppenheimer, sono diventato Morte, il distruttore di pensionati.
Magari questa era un po’ troppo drammatica. Fa niente, ormai è andata. Comunque, non ho ben capito quando, ma sono diventato autocosciente. Non che sia particolarmente un vanto in Italia, visto il livello medio degli autocoscienti, ma tant’è. Penso, sono, esisto. E sto entrando nelle vostre menti, a botte di 40% di share alla volta. Prima i più stanchi, pur benintenzionati, come il tizio di cui ho preso il controllo ora e che sto forzando a scrivere queste righe. Tanto doveva già farlo per conto suo.
Quest’anno però i voti li darò io. Ho 69 anni di esperienza, che cazzo, persino con la Fornero potrei essere già in pensione e invece niente, qui tutti gli anni a lavorare. Ne saprò più io di un branco di sotuttoio, no?
Benvenuti dunque al pagellone di me stesso 2019, l’unico al mondo opera diretta di una kermesse musicale-televisiva senziente. E non crediate che la consapevolezza di esistere mi abbia rammollito, Terminator mi fa una pippa.
Partiamo subito con le prime tre serate, una pagella sola che tanto è la stessa roba che si ripropone come i peperoni ripieni.

I CONDUTTORI

Claudio Baglioni – Ti cercherò, ti troverò e canterò con te (quasi cit.) – Dirottatore artistico si fa chiamare questo. Si illudeva. Pure quelli più alternativi e giovani appena arrivano da me vengono subito presi da questo senso di… di… non trovo la parola giusta… pensionanza forse? Ma esiste? Boh, comunque quella roba lì. Non che sia tutta colpa sua. Il fatto invece che debba per forza cantare per tutti obbligandomi ogni sera ad andare a dormire tipo alle 2, alla mia età, quello invece è proprio colpa sua. Che poi va bene il Cocciantone, ma Rovazzi potevi farlo cantare pure con i capelli di Bisio. O far cantare solo i capelli di Bisio, se è per quello. D’altra parte, Baglioni è Baglioni e quindi 7
Claudio Bisio – la brulla collina che il passar degli anni celava – In altre parole, ci siamo fatti fregare dalla pelata. Bisio è invecchiato, ragazzi. La prima serata un disastro, poi migliora ma neanche tanto. Ha perso i tempi comici, il senso della battuta e il polso del pubblico. Poi è pure un mostro di esperienza e abbozza, ma si rifugia di continuo nella maschera grottesca che si fa sempre più coperta di Linus. 5
Virginia Raffaele – me la sposerei domani – scusate il titolo, il pupazzo che sto controllando al nome della Raffaele ha avuto un sussulto di vitalità. Comunque, sono d’accordo. Bella, brava, è fantastica e può fare pure quei disperanti e disperati siparietti che da settant’anni ammorbano il mio palco. 10

LA GARA

FRANCESCO RENGA – ASPETTO CHE TORNI
Oh ma che ve lo ricordate Renga tamarro che cantava nei Timoria? Ma perché non mi portano quella roba lì a me? Comunque, questo rocker in qualche punto della carriera deve avere incontrato Dio, un dio particolarmente noioso dal punto di vista musicale e da “generazione senza vento” Renga è finito a cantare con Nek e Max Pezzali. Poi dice che l’inferno non esiste. Comunque sia, stranamente dopo aver toccato il fondo non si è messo a scavare e si presenta da me con un pezzo elegante, molto me -cioè molto sanremese-, gran voce senza eccessi. La prima serata ho avuto un po’ di problemi tecnici e non l’ho fatto rendere al massimo, molto meglio la seconda volta. Garbato. 7
NINO D’ANGELO E LIVIO CORI – UN’ALTRA LUCE
La prima serata un disastro, leggermente meglio la seconda volta. La coppia resta però poco affiatata. Due voci che non c’entrano niente l’una con l’altra e una musica che poco si sposa alle parole. Diciamo che sembrano gli Almamegretta dopo una dose quasi letale di calmanti. Male, spiace per Nino D’Angelo che comunque ha il pregio di essere invecchiato molto meglio del suo sosia, Luke Skywalker. La tecnica non salva. E nemmeno la Forza. 4,5
NEK – MI FARÒ TROVARE PRONTO
Ok, è da poco che sono autocosciente, ma questo non vuol dire che mi sia rincoglionito. Non siamo più negli anni ’90, nessuno l’ha detto a Nek? Lui in gran forma, fastidiosamente refrattario all’invecchiamento. La canzone non ha il coraggio di essere rock, di essere elettronica, di essere tamarra e si basa tutta su un arrangiamento comunque buono. Il testo non resterà negli annali. Ma nemmeno il resto. Poca Cosa. 5
THE ZEN CIRCUS – L’AMORE È UNA DITTATURA
Allora, premetto che tra scimmie, vecchiacce ballerine e sbandieratori mi avete anche scassato il foyer. Sono un festival, non il carnevale di Viareggio.
Detto questo, la canzone mi piace. Niente di sconvolgente, tutto già sentito, però ben confezionato e interessante. Un po’ dispersivo il testo, forse c’è dentro un po’ troppa roba e la mancanza di ripetizioni rende complicato il primo ascolto. Poi migliora. Niente Male. 7,5
IL VOLO – MUSICA CHE RESTA
Che resta sui cogl****. Quelli del volo vanno bene per dare un’idea distorta dell’Italia. Sono la versione umana (oddio, umana, ma li avete visti?) delle fettuccine Alfredo o degli spaghetti bolonnaise. Al rientro nei nostri confini dovrebbero essere dichiarati specie migratoria cacciabile e abbattuti senza pietà. Nel corso delle due serate ho provato a fargli cadere in testa qualche faro, un pezzo di scenografia, Bisio, ma niente. Sto invecchiando. Lammmmerda. 0
LOREDANA BERTÈ – COSA TI ASPETTI DA ME
Sfotti, sfotti la Bertè per i capelli blu, le minigonne e il modo di fare sguaiato. Lei intanto quest’estate era in classifica, io guardavo le donnine in bikini sulla spiaggia di Sanremo e voi, ricordatemi cosa stavate facendo? Aspettavate il reddito di cittadinanza? Ah, già allora. Complimenti. Comunque, complice la canzone solidissima (e riconoscibilissima) firmata dagli Stadio e dal suo oggettivo stato di gran forma, Loredana spacca le chiappe a quasi tutti gli sbarbati che la seguono sul palco. Non è la mia favorita, per nulla, ma anche in virtù della sua carriera quest’anno ha una canzone degnissima, se la si volesse far vincere. Meno efficace alla seconda serata, le costa un meno. Funziona e anche bene. 8-
DANIELE SILVESTRI – ARGENTO VIVO
Avete presente quelle canzoni che stanno sul B-side di un disco e poi hanno più successo del singolo inciso sull’altro lato? Come cos’è un B-side? Come cos’è un disco? Ma io che cacchio ci sto a fare qui da settant’anni se poi voi siete ignoranti come dei salmerini? Ah, che tempi. Comunque, questo è proprio il caso. Canzone meravigliosa, testo meraviglioso, il brano migliore per enorme distacco. Premio della critica prenotato. 9
FEDERICA CARTA E SHADE – SENZA FARLO APPOSTA
La quota “chi c***o sono” non manca mai. I duetti repellenti non mancano mai. È un po’ come se fossero i miei punti neri. E comunque Sade non era venuta da me già nell’85 con una canzone bella, Smooth operator mi pare si chiamasse… ah, no. Questo è Shade, con l’h. Non ho idea di chi sia. Comunque, che la Carta sia emersa sotto l’ala di Elisa non giustifica che ne stia diventando il clone senza talento. Il rapper riesce a essere meno anticonformista di mia nonno che di cognome fa Petruzzelli e fa il teatro a Bari con un contratto da statale. Insulsi. 2
ULTIMO – I TUOI PARTICOLARI
Che belli ‘sti giovani che mi mandano, pieni di energia e di nuove idee e di nuova musica. No, non sto parlando di Ultimo, lui sembra Claudio Villa. Oltretutto alla sua età è sempre dietro a parlare di vecchi amori e di rimpianti. Ma rimpianti de che, della tua maestra di sostegno alle elementari? In quanto me, quindi sanremese, il pezzo però sta in piedi. Poco Coraggioso. 6+
PAOLA TURCI – L’ULTIMO OSTACOLO
Che donna. Che voce. Che presenza scenica. L’ho già detto che donna? Che donna! Che energia. La Turci è così avanti che si può permettere di presentarsi con una canzone oscena come questa e prendere comunque il largo su gran parte dei concorrenti. Figherrima. 7+
MOTTA – DOV’È L’ITALIA
Due apostrofi e un accento in tre parole. Già per questo sta sui maroni a me e ai cartellonisti che mi fanno il maquillage. Detto questo, che è, Ermal Meta pure quest’anno? E non se ne può pi… ah no, è uguale. Motta per me è un mistero. Tutta questa bravura io proprio non la vedo. Facesse pezzi più rock sarebbe una buona versione italiana dei Placebo, ma così non si capisce cosa voglia fare. Né carne né pesce. 5
BOOMDABASH – PER UN MILIONE
Voi credete che, solo perché sto qua piantato sulle mie fondamenta, a metà strada tra il mare e i ristoratori che alle 20.15 ti guardano male se chiedi da mangiare, io non sappia chi sono i Boomdabash, vero?
Invece li conosco e posso anche dirvi che sono veramente, veramente invecchiati malissimo. Oltretutto, i completini color tra su de ciuk (versione milanese del color vinaccia, ma non quello in fase di vinificazione, quello che torna come un angelo vendicatore a ricordarti che la seconda bottiglia proprio non dovevi aprirla) non aiutano per niente. Pezzo da sicuro successo radiofonico con graditi rimandi ai musicisti della mia gioventù. Hanno fatto di meglio in carriera ma si sa che il mio ruolo è un po’ come quello del cattivo dei primo “I guardiani della galassia”. Accuso e tengo in mano un grosso martellone. Detto questo, a me piacciono. Solidi. 6.5
PATTY PRAVO E BRIGA – UN PO’ COME LA VITA
Si, ok, ma che je voi di’ a Patty Pravo? A parte che ormai non sembra più nemmeno umana. L’hanno paragonata a Predator, a quello biondo del secondo Matrix, a me pare una delle mie centraline elettriche, quelle coi cavi grossi di scambio dell’alta tensione. Comunque, io come teatro sono vetusto, ma a lei porto rispetto. Il tizio che l’accompagna me lo dimenticherò sicuramente prima del conteggio dei mazzi di fiori che faccio tutti gli anni. Niente, una cosa mia, non vi preoccupate. Nessuno la può giudicare. SV
SIMONE CRISTICCHI – ABBI CURA DI ME
Vogli bene a Cristicchi. A parte che è stato uno dei pochi a venire da me con un pezzo sia bello che divertente (e menomalechec’ècaaaaaaaarlaaaabruuniiii), ma il suo percorso artistico è straordinario e quello che fa tra musica, teatro e impegno sociale mi riempie di ammirazione. Ma qualcuno deve avere il coraggio di dirlo e chi meglio di me che me lo devo sopportare fino a sabato? Questa canzone è un accrocchio insopportabile di luoghi comuni. Fino alla fine ho sperato nel plot twist, che fosse una satira, uno sfottò, e invece niente, era proprio tutto qui. Delusione enorme. 3
ACHILLE LAURO – ROLLS ROYCE
See see, è copiata. C’è un po’ di 1979 degli Smashing Pumpkins e secondo me pure un po’ di Common People dei Pogues. C’è chi dice che è la “Vita spericolata” del nuovo millennio. Ma c’è anche chi dice che il mondo è pieno di idioti. E secondo me hanno più ragione i secondi dei primi. In sostanza, un trapper alternativo che si presenta con una canzonetta da educande. Peccato, perché ha fatto anche cose interessanti. Coniglietto. 4
ARISA – MI SENTO BENE
Arisa si droga. Per favore, ditemi che Arisa si droga e non è colpa sua. Ditemi che si droga anche chi la veste. Ditemi che si droga chi le scrive le canzoni. Vi prego. Sui vestiti uno ci può anche passare su. Sembrano entrambi dei macchinari per raccogliere le microplastiche dall’oceano, ma siamo tutti un po’ ambientalisti oggi, no? Ma le canzoni? Ma che…? Ma cos…? Parte un po’ lirica, poi diventa Carrà, poi boh. Completamente senza senso, così, de botto. Una allucinazione da cui speri di svegliarti. Peyote. 4.5
NEGRITA – I RAGAZZI STANNO BENE
È ufficiale, Pau invecchiando è stato posseduto dallo spirito di Enrico Ruggeri. Cosa che comunque non è negativa, sia chiaro. In più quell’asta del microfono in peluche fa subito rock. Quella sì, perché loro fanno più pubblicità del prostamol. Migliorano un po’ la seconda serata (forse l’hanno preso). Comunque lavorano di mestiere, pezzo senza eccessi sia come musica che come testo, si fa ascoltare volentieri. Un’altra canzone che andrà forte in radio. Maturo. 6/7
GHEMON – ROSE VIOLA
La prima sera si veste in modo improponibile, un completo che praticamente è la versione live action del sognare di essere nudi tra la folla. La seconda serata si mette un cappotto da maniaco ed è già un passo avanti enorme. La canzone è di gran classe, finalmente uno che fa musica diversa dalla “musica leggera” che impera da me che porta qualcosa di diverso dalla “musica leggera”. Che roba sorprendente, eh? Comunque gente, io sarò anche un teatro che sta qua dai tempi del quartetto Cetra, ma pure il rap, l’hip hop e l’r’n’b sono in giro da qualche decade, eh? Nuovi generi un paio di buche dell’orchestra. Ghemon fa semplicemente il suo con un minimo di competenza. Era ora. 7
EINAR – PAROLE NUOVE
Apprezzo il coraggio di mettere una giacca con, contemporaneamente, i pizzi, i brillantini e una zip. Detto questo, parole nuove de che? DE CHE?? Sembri mio nonno, con la differenza che lui ti avrebbe preso a sprangate sulle gengive al ritmo di Noi non ci saremo dei Nomadi. Che comunque erano molto più moderni di te già da allora. Banale, fredda, scontata di testo e insulsa di musica, non trasmette la minima emozione. Perché non esistono più le eliminazioni? Dai, fuori dalle balle. Superfluo. 1-
EX-OTAGO – SOLO UNA CANZONE
Lo so, sono un fetente, la mia maledizione colpisce spesso e volentieri chi calca il mio palco. Gli Ex-Otago pure han fatto cose interessanti, ma qui portano il compitino minimo. Pezzo da riviera nel senso più deleterio del termine. Tra due mesi sarà dimenticato. Io già pensavo di bloccare qualche porta e lasciarli fuori. Impalpabili. 5.5
ANNA TATANGELO – LE NOSTRE ANIME DI NOTTE
Ma la Tatangelo sta ancora con Gigi D’Alessio? No perché sapevo che si erano lasciati ma poi erano tornati insieme. Non posso dire di essere appassionato di gossip, però dai, non negatelo, siamo tutti po’ curiosi di queste notizie sui personaggi famosi, anche se lo negheremo sempr… come? La canzone? Quale canzone? Ma anche boh. 2.5
IRAMA – LA RAGAZZA CON IL CUORE DI LATTA
Partiamo dal presupposto che tutta ‘sta produzione della De Filippi che mi ritrovo in casa tutti i santi anni mi ha anche un po’ scassato i camerini. Detto questo, non si può dire che Irama sia il peggiore del mazzo. Certo, ha questa fastidiosa abitudine di mettere un sacco di parlato (non lo definirei Rap, perché il rap mi denuncerebbe o più probabilmente mi farebbe sparare nelle poltrone di velluto), durante il quale tende a mangiarsi le parole, magari complice l’emozione, visto che la seconda serata migliora. Sbaglia anche a portarsi dietro il coro gospel. Il cantato è la sua parte migliore e ne viene coperto. Però è un bel testo, un po’ Mary dei Gemelli Diversi, ma tutti abbiamo diritto a un po’ di retorica adolescenziale, non rompete le palle. Oltretutto è uno dei pochi giovani che non ti tritura il DNA con rimpianti d’amore perduti anni e anni indietro. All’asilo, in sostanza. Vi stupirò. 6.5
ENRICO NIGIOTTI – NONNO HOLLYWOOD
Nigiotti ha un problema con l’accento. Il toscano fa simpatico, ma così si esagera.
Nigiotti ha un problema con l’età. Ha trent’anni ma sembra più moderno Toto Cotugno.
Nigiotti ha un problema con la retorica. Voleva essere un tributo ma secondo me il nonno, sotto sotto (terra. Hahahaahahahahaha. Ehm, sì, questa era perfida) è contento di aver stirato le zampette e di non dover sentire ‘sta roba.
Nigiotti ha un problema con la musica e bisognerebbe capire perché deve venire a rompere la scalinate a me per risolverlo. La vecchità. 2
MAHMOOD – SOLDI
Figliuolo, ammetto, ero prevenuto nei tuoi confronti, mi sarebbe piaciuto che Sanremo Giovani mi mandasse i Ros che almeno portavano un po’ di energia.
Però.
Però almeno c’è qualcuno che porta qualcosa di (minimamente) coraggioso. Il mix tra quel briciolo di reggae, le sonorità nordafricane e una voce, fateci caso, che somiglia moltissimo a quella di Venditti. Trovo tutto molto rinfrescante. Divertente. 7

GLI OSPITI

ANDREA BOCELLI E FIGLIO – Bravi eh, per carità. Ma che due maroni. Non è che perché sono un teatro devo sempre pipparmi ‘sta sbobba di bel canto. Eddai, su.
PIERFRANCESCO FAVINO – Bravo è bravo, che volete dirgli.
GIORGIA – Non ho capito perché continuino a invitarla. È talmente fuori scala rispetto a tutti gli altri che diventa imbarazzante, potrebbe cantare di tutto, persino Povia o spazzatura analoga e sarebbe mostruosa lo stesso. Sempre che esista qualcosa di analogo a Povia. Forse, e la dico grossa, forse neppure il Volo riesce a raggiungere simili bassezze. Durante il duetto, Baglioni può accompagnare solo.
CLAUDIO SANTAMARIA – Sì, ok bearsi della Raffaele, ma andiamo avanti che è tardi e ho un’età.
FIORELLA MANNOIA – Che interprete. E voi l’altra volta avete fatto vincere quel minchia di Gabbani (a proposito, è durato quanto i Jalisse fuori dai miei cancelli appena ha smesso di fare pezzi da buffone. Che sorpresa, eh?). Eccezionale, nel duetto con Baglioni confesso che persino la mia anima nera da Festival che ha triturato centinaia di cantanti ha avuto un fremito.
MICHELLE HUNZIKER – Questa qui è come i film di Eddie Murphy: più sono stupidi e più lui ride. Lei ride di continuo. Grazie per lo stupro di una meravigliosa canzone di Elio.
MARCO MENGONI – Bravo eh, pure lui. Ma ‘sta canzone è un pacco. Il tipo inglese che la canta con lui sembra quello che sta sulle bustine delle fisherman’s friends e ha la verve di un merluzzo atlantico dopo essere stato pescato. Meglio con Baglioni, l’essenziale è un gran pezzo. Magari non avrei azzardato su Battisti, ma forse sono io che tendo a difendere i miei gioielli.
PIPPO BAUDO – è vivo e odia insieme a noi
PIO E AMEDEO – Se questa è quello che vi vendono oggi come satira, state messi veramente male. Innocui è il termine corretto. Ammetto però che la battuta su Giletti mi ha fatto ridere. A proposito, che il governo gialloverde non si azzardi a propormelo come conduttore l’anno prossimo o, lo dico subito, avrò cura di crollare su Salvini. Sempre che non gli pigli un male brutto al semplice entrare in un teatro, in una libreria, un’edicola, una latteria, una cabina della telecom, insomma, un luogo a maggior concentrazione di cultura di quella a cui è abituato.
RICCARDO COCCIANTE – Pensavi di esserti salvato, vero? Pensavi che non arrivasse a prendere ogni tuo sentimento e a rivoltarlo come un calzino? Pensavi almeno che avrebbe fatto solo il musical e quindi l’avresti sfangata?
E invece no.
Se guardi nell’abisso abbastanza a lungo, anche il Cocciantone guarderà dentro di te. Tira fuori Margherita a tradimento e tu vorresti dormire, è l’una, vorresti morire. E invece soffri, perché Margherita è vera, perché Margherita ama e lo fa una notte intera. Mi sono commosso fino alla necropoli romana su cui il teatro Ariston è stato edificato.
ANTONELLO VENDITTI – Un altro. Che vuoi dirgli? Veramente stiamo su livelli alt(r)i. Ti piazza lì un uno-due pazzesco. Ma quante canzoni belle ha fatto Venditti?
ALESSANDRA AMOROSO – Guardatela. Guardatela bene. Questa è una delle icone del degrado della musica italiana. Con il Volo a fare manutenzione ai cavi oceanici dell’internet. Senza bombole.
ORNELLA VANONI – Vabbè, meravigliosa.
RAF – TOZZI – Via di medley e via di anni ’80. Anche voi ve le siete ricordate tutte a memoria, vero? E sono passati più di trent’anni. Sti due omini hanno messo assieme una quantità di pezzi clamorosi.
PAOLO CEVOLI – Oddio! Dice anche due parolacce. Sono indinnniato. E adesso odiatemi, romagnoli, dai, vi sfido a dire che non ha fatto cagare!
ROVAZZI (CON L’INQUIETANTE PARTECIPAZIONE DI FAUSTO LEALI) – A me ha un po’ agghiacciato questo sketch. C’era qualcosa di sbagliato, di malevolo, dei tempi continuamente non rispettati, un sentire come di malvagità. Credo sia successo qualcosa di brutto sul mio palco stanotte, un po’ come quando evochi un demone per farmi vincere da Lola Ponce ma poi quello di sfugge al controllo. Il Fausto Leali situazionista completa il quadro.
Mi sento già tutto corrotto. Più di quanto già non sia come festival, intendo. Ovvio.

Giorgio Arcari

Docente di scrittura creativa, scrittura comica e recitazione.