Sburoni si nasce

Dalle mie parti ci sono più rotatorie che abitanti. A sostegno di tale affermazione posso dirvi che i turisti raggiungono il centro storico con il mal di mare. Ammesso che riescano a superare tutti gli ostacoli sparsi lungo il cammino senza perdersi prima… (si sappia che, per prevenire la sonnolenza da guida prolungata e mantenere alta la soglia di attenzione, segnali e indicazioni appaiono quando meno te l’aspetti e a pochi centimetri da biforcazioni e sottopassaggi; nei tratti a “extreme-level”, i cartelli vengono posti all’interno del crocevia o addirittura dopo). La leggenda narra che alla rotatoria di Borgo un danese, dopo anni di peregrinaggio, abbia deciso di chiedere la residenza. Non gliela danno. E’ ancora lì che gira. Non che ai sammarinesi le rotatorie riescano meglio, intendiamoci. Quando “i geni del male” ne hanno piazzate ben due davanti all’ospedale (realizzando la prima pista urbana di Go-kart), la specie automobilistica più temuta al mondo, l’anziano col cappello, ha accettato la sfida e l’ha imboccata contromano. I superstiti si sono portati a casa le colombe in ceramica, in segno di sfregio. Ad onor del vero, comunque, sarebbe giusto fare outing una volta per tutte ed ammettere, finalmente, che noi sammarinesi stiamo alla guida come Cicciolina sta alle Carmelitane Scalze. Tanto per dirne una, il sammarinese medio è un anarchico in ogni frangente; figuriamoci in mezzo al traffico, dove la fretta e l’insofferenza aguzzano la sburoneria. Improvvisamente una lunga fila di auto si staglia all’orizzonte? Il suo primo pensiero è “mi si freddano i cappelletti, non posso tollerarlo” e, assumendo la faccia-di-tolla d’ordinanza, sorpassa la colonna, ignorando pesanti allusioni a dolorose pratiche sessuali che qualcuno vorrebbe infliggergli “a posteriori” ed espliciti riferimenti alla più che meritata infedeltà della compagna.

Sebbene la maledizione di Tutankhamon, al confronto, sia acqua di rose, è molto probabile che raggiunga incolume l’inizio della fila, indignandosi pure se qualcuno non lo lascia passare. (E’ bene sottolineare, però, che laddove non può la iattura, rimedia l’ingordigia: il brodo del cappelletto non perdona e come minimo un po’ di acidità di stomaco ti tocca, ‘tacci tua!). C’è una serie di posti auto a lisca di pesce, totalmente liberi? Il sammarinese parcheggia la macchina a barra spaziatrice, occupandone tre. Viceversa, il parcheggio davanti ad un bar o ad un negozio è pieno? Se non riesce ad entrare direttamente con la sua auto, la abbandonerà davanti all’ingresso, letteralmente sulla scritta “welcome” dello zerbino, con le quattro frecce in funzione, perché alla sola idea di fare due passi in più, il suo corpo si ricopre di chiazze e bolle purulente. (Lo stesso corpo che, in serata, corre ai margini della strada per un’ora, per smaltire i cappelletti di cui sopra). Siamo fatti così: ci teniamo alle nostre abitudini. Le tramandiamo di padre in figlio, sempre uguali, alla faccia di Darwin e delle sue fantomatiche teorie evolutive. Ad esempio, il giovedì è giorno di mercato e, cascasse il mondo, al pesce fritto non si rinuncia. Tant’è vero che i gestori della bancarella hanno iniziato con un ordinario furgoncino ambulante, sostituendolo poi con un camion uso-negozio, attrezzato con cucina e cappa aspirante in acciaio inox, friggitrice da 5 lt, piastra a gas da 80 cm e dispenser di biglietti “eliminacode”. Si dice che i proprietari trascorrano le vacanze alle Barbados. Altra tradizione irrinunciabile: assistere alla tombola ed ai fuochi d’artificio del 3 settembre.

Crisi o non crisi, nessuno è disposto a privarsi del piacere di avere un valido motivo per imprecare, qualora vincesse, contro il vicino di casa e tutti i suoi antenati o di farsi venire una paresi cervicale ammirando lo spettacolo pirotecnico da quello che, secondo il pensiero comune, è il miglior punto d’osservazione in assoluto (non potete sbagliare: li trovate tutti davanti alla Porta del Paese, a spintonarsi e sgomitarsi, perché nessuno vuole ammettere che anche qualche metro più in là lo vedrebbe benissimo comunque… dato che riescono a scorgerlo anche dalla riviera!). Ci sono, poi, peculiarità che esistono solo qui: in altri paesi le piazze sono punti d’incontro e di ristoro, noi in piazza ci parcheggiamo; i sammarinesi si conoscono tutti e si fanno gli affari del prossimo da molto prima che inventassero Facebook. Anzi, concettualmente potremo rivendicarne la paternità; il bar è sempre il primo posto in cui le notizie diventano di pubblico dominio, il tribunale l’ultimo; solo noi abbiamo un posto che si chiama “la curva di Bustrac”, che non è segnalato da nessuna parte, ma tutti sanno dov’è; in qualsiasi giorno dell’anno, sottoporsi agli esami del sangue è un’esperienza che evoca inquietanti somiglianze con una sagra paesana: incontri metà della popolazione e hanno tutti una fame boia. Last but not least, nonostante ci sia ben poco di cui essere fieri, il sammarinese ha uno spiccato orgoglio patriottico e se criticate San Marino davanti a lui, non solo non ammetterà mai che avete ragione (anche se magari lo pensa), ma la rabbia potrebbe indurlo a schiumare dalla bocca. Ecco perché, in quanto sammarinese d’origine, io queste cose le posso dire. Voi no.

di Romina Marzi

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Romina Marzi
Romina MarziCopywriter
Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.
Romina Marzi

Laureata in Scienze della Comunicazione, dal 2008 lavora presso l’agenzia TEN Advertising s.r.l. con la mansione di copywriter. Si occupa di stilare e correggere i testi commerciali che vengono usati per campagne pubblicitarie, siti web, brochure, presentazioni aziendali o di prodotto. Collabora alla realizzazione della Rivista La Maison e Lifestyle dove, nel corso degli anni, ha ideato diverse rubriche a carattere umoristico: “pausa caffè”, “quel sassolino nella scarpa”, “Lui dice/Lei dice”.

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