Scelta del parquet

Gentile Architetto, sono alle prese con la scelta del parquet per il mio appartamento. Cosa dovrei sapere, per districarmi al meglio e non commettere errori?

R – La prima cosa che occorre sapere, anche se può sembrare banale, è che un pavimento in legno è soggetto a modifiche nel corso del tempo. Modifiche dipendenti da diversi fattori che, se da un lato esaltano la naturale bellezza del materiale, dall’altro evidenziano l’inesorabile invecchiamento dello stesso. Fondamentalmente le scelte da operare sono di tre tipi e riguardano il tipo di essenza, il tipo di parquet (tradizionale o prefinito) ed il tipo di finitura superficiale (olio, acqua, cera…) ognuna delle quali presenta pregi e difetti.
Solitamente più un legno è duro, quindi resistente all’usura, più questo è soggetto a movimenti di dilatazione e contrazione dovuti alle variazioni di temperatura e di umidità. Questi movimenti sono tanto più sensibili quanto più il parquet è costituito da plance di grandi dimensioni o è in massello. La prima scelta da fare è quella di orientarsi verso essenze che presentano il miglior rapporto tra durezza e stabilità. I parquet supportati, cioè quelli che presentano uno strato nobile superficiale (solitamente variabile dai 3 ai 5 mm) applicato sopra un doppio o triplo strato controventato, questo problema viene quasi del tutto eliminato offrendo garanzie di stabilità molto elevate e tempi di posa molto più brevi rispetto a quelli tradizionali. Oggi le aziende produttrici di parquet offrono una gamma estremamente variegata per dimensione, colore e finitura in grado di soddisfare le richieste del mercato garantendo elevate prestazioni tecniche. Pertanto le consiglio di rivolgersi ad aziende o rivenditori seri e qualificati, che ormai sono la maggior parte, in grado di fornirle il massimo del supporto tecnico lasciando così a lei il solo compito di scegliere il parquet che meglio la soddisfa dal punto di vista estetico.

Gentile Architetto, quale é la prassi per eliminare l’eternit che ricopre il garage del mio vicino di casa, posto di fronte al mio ingresso, distante circa 10 mt.? (Lui, molto probabilmente, non è a conoscenza della pericolosità del materiale, ed io so che dovrebbe essere lui stesso a fare la denuncia al comune di appartenenza per far esaminare l’eternit dai tecnici specializzati, i quali (in seguito) decidono se farlo rimuovere oppure no…). Come mi devo comportare? Grazie
R – I proprietari di immobili con presenza di cemento-amianto (“Eternit” è solo il nome di una ditta che produceva componenti in tale materiale e che solo convenzionalmente è stato identificato con il materiale stesso) sono tenuti a segnalarne la presenza presso l’ASL competente per territorio che provvederà a valutarne l’effettiva pericolosità e, nel caso, la modalità più idonea per la sua bonifica (rimozione, incapsulamento, confinamento). Occorre infatti precisare che la sola presenza di manufatti contenenti amianto non costituisce sempre un pericolo per la salute, ma ciò dipende dal suo grado di danneggiamento o dalla sua suscettibilità di danneggiamento. Il pericolo reale, infatti, è costituito dalle fibre minerali (polveri) che in seguito a rotture, lacerazioni o fessurazioni vengono rilasciate nell’aria e conseguentemente inalate dall’uomo. Pertanto i rilevamenti operati in seguito ad una segnalazione sono rivolti a verificare le effettive condizioni di pericolosità di un sito per apportare la più idonea metodologia per la sua bonifica. Bonifica che deve essere realizzata da una ditta specializzata iscritta all’Albo Gestori Ambientali e ricadente nelle Categoria 10A o 10B (distinzione che avviene in base alla sua capacità di intervento in contesti più o meno inquinati).


Gentile Architetto, è consigliabile realizzare un bagno all’interno di una stanza da letto matrimoniale, con pareti di cartongesso? Grazie
R – Se esistono le condizioni dimensionali che non compromettono né l’uno né l’altra stanza e se non vi sono particolari impedimenti tecnici legati agli impianti, è certamente consigliabile se non addirittura auspicabile. Personalmente ritengo la camera da letto matrimoniale l’ambiente della casa meno vissuto e la misura minima di 14 mq, soprattutto se esiste una stanza guardaroba, molto spesso risulta sovradimensionata. L’ideale sarebbe quello di concepire “la camera da letto matrimoniale” come il risultato di una successione di spazi comunicanti dedicati alle differenti funzioni (l’alcova, il vestiario ed il bagno privato). In base a questo principio si può immaginare un ambiente composto dal letto attestato ad una parete armadio che divide un piccolo spazio per i servizi igienici, mentre la doccia, o la vasca, potrebbero occupare una zona centrale della stanza conferendo all’intero spazio un carattere al contempo più funzionale ed esteticamente più interessante.

Rubrica a cura di: Frederic Barogi – Architetto
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Redazione

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