“Mi sono sposata in India”. Martina Seghetta e Shiv Sharma

I riti del matrimonio Hindu raccontati da Martina, maritatasi a Jaipur, nel Rajasthan

Martina Seghetta è una giovane donna di Macerata, che vive a Rimini per la maggior parte del suo tempo, dove lavora come fotografa. Il 10 febbraio di quest’anno si è sposata con il suo compagno, Shiv Sharma, tramite rito Hindu. Ci siamo fatti raccontare il matrimonio e abbiamo scoperto atmosfere ricche di antichi e prolungati rituali.
“Shiv è indiano e vive a Jaipur. – Spiega Martina. – Ci siamo conosciuti quando, dopo la laurea, ho fatto un viaggio in India e lui aveva il tour operator che mi ha organizzato il tutto. Ci siamo innamorati e ci siamo sposati civilmente in India. Abbiamo iniziato tutte le pratiche perché il matrimonio fosse riconosciuto anche in Italia e un mese dopo, ci siamo sposati con il rito religioso Hindu”.
Noi siamo abituati a immagini bellissime, molto colorate e festanti, dei matrimoni indiani, ma come “funziona” realmente un matrimonio Hindu? “Dura più giorni e va diviso tra fidanzamento e matrimonio vero e proprio.
Dietro questi due eventi c’è tutta una serie di lunghi rituali che coinvolgono lo sposo, la sposa, le rispettive famiglie e gli amici”.

Racconti.

“Cerco di sintetizzare al massimo. I rituali del pre-fidanzamento iniziano con l’Haldi. Sette donne sposate hanno benedetto me e Shiv toccando i nostri piedi, le ginocchia, le spalle e la testa con un rametto intriso, appunto, nell’Haldi, una pasta composta da curcuma, acqua di rose e sandalo. Noi due eravamo accompagnati da un bambino a rappresentare l’auspicio della protezione degli dei, essendo egli un essere puro e, dunque, vicino alla divinità. L’Haldi è seguito dal Mehendiwali, la cerimonia in cui tutte le donne che intervengono al matrimonio, sposa compresa, si fanno dipingere le mani (la sposa anche i piedi) con l’Henne. É una sorta di addio al nubilato con amiche e parenti. A questo segue il Sangeet, festa nella quale amici, amiche e parenti della sposa ballano, mangiano e chiacchierano insieme”.

A questo punto eravate fidanzati?
“No. Eravamo ancora all’interno dei riti del pre-fidanzamento. La cerimonia del fidanzamento vero e proprio si chiama Sangai che significa “cerimonia dell’anello”. Succede che le rispettive famiglie s’incontrano e benedicono la coppia. Si prosegue con lo scambio degli anelli e delle collane di fiori. Poi si balla, si mangia e si fanno le foto. A proposito del ballo… Va detto che per danzare in maniera corretta le famiglie indiane ingaggiano un coreografo e anch’io ne ho avuto uno personale”.
Infine si arriva al matrimonio. “Esatto. La tradizione vuole che lo sposo si avvii verso il luogo del matrimonio a dorso di un elefante, come ha fatto Shiv, oppure a cavallo o in auto, venendo preceduto dal corteo di parenti e amici che ballano al suono dei tamburi. Una volta arrivato, lo sposo deve sguainare la spada e toccare con essa l’immagine di Ganesh (il dio dalla testa d’elefante che rimuove gli ostacoli, simbolo di saggezza), per avere la sua benedizione sulla vita coniugale, per poi entrare. Io, sempre preceduta dal mio corteo danzante di amiche e parenti, sono arrivata accompagnata dai miei genitori mentre mio fratello, insieme ai cugini maschi, reggeva sopra di me un velo composto di fiori. Una volta incontrati, ci siamo scambiati le ghirlande di fiori e abbiamo eseguito i Phere, i sette voti rituali”.

Cioè?

“Abbiamo compiuto sette giri attorno a un falò acceso. Per ogni giro, un augurio ben preciso per il nostro matrimonio: abbondanza di cibo; forza fisica e mentale; forza spirituale; raggiungimento dell’armonia; benessere per tutti gli esseri viventi per avere figli d’animo nobile; amore per sempre; fedeltà eterna. Dopo aver concluso i sette passaggi attorno al fuoco, siamo stati dichiarati marito e moglie per sette vite consecutive. É importante dire che i Phere si possono tenere solo nel giorno e nell’ora nei quali i pianeti della sposa e dello sposo sono allineati. Questa è una decisione che prende il bramino, il sacerdote officiante la cerimonia. Per noi i Phere si sono tenuti verso mezzanotte”.

Questo è l’ultimo atto del matrimonio?

“Non proprio. A quel punto eravamo sposati, certo. Ma l’ultimo atto è stata la cerimonia di saluto ai parenti della mia famiglia che ho simbolicamente lasciato per recarmi nella casa di Shiv, dove ho compiuto altri riti domestici”.

di F. Semprini

 

Ph: Lucio Censi, Mattia Gregoroni e Chiara Angeli.

 

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Redazione

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