Sport. 30 anni di basket e divertirsi come un ragazzino

Intervista a Stefano Rossini, uno dei “monumenti” della pallacanestro sammarinese

Stefano Rossini è certamente uno dei personaggi più emblematici del basket sammarinese. Ha giocato per tanti anni nella Pallacanestro Titano. “Ho iniziato per caso a 12 anni e mezzo accompagnando un amico a un allenamento. – Racconta lo stesso Rossini. – Da quel primo approccio, quasi scherzoso, è partito il mio amore per il basket”. Un amore che non accenna a diminuire. Difatti, se gli si chiede: “Ma ti diverti ancora?”. Ti risponde: “Certo, sempre”.

Classe ’74, ruolo guardia-play, a 16 anni esordisce sia in prima squadra, sia in nazionale senior agli Europei (che allora si chiamavano Promotion Cup), partendo anche in quintetto base in una partita. A vent’anni, in C1, il primo campionato con un minutaggio importante. Un’annata che vede la Pallacanestro Titano perdere lo spareggio per salire in B2 contro una squadra di Roma. E’ la prima di una serie di finali o spareggi persi per il buon Stefano. “Dopo quel campionato lo sponsor decide di puntare alla B2 con una campagna acquisti importante – racconta – capisco che per me non c’è spazio ed emigro a Riccione in C2: perdiamo la finale per salire in C1 contro Castelmaggiore. Nel ’96 gioco in I Divisione col Murata. Disputo un’ottima Promotion Cup con la nazionale. Arriviamo terzi, un gran bel risultato. La prestazione mi vale il ritorno alla Pallacanestro Titano in C1 ma anche quell’anno perdiamo lo spareggio per salire di categoria. Nel ’98 gioco tanto e bene sotto la guida del coach Adolfo Marisi. Andiamo in finale e la perdiamo contro Ancona. Evidentemente faccio buona impressione perché l’Ancona mi acquista per giocare in B2 la stagione ‘99/2000. Non me la cavo benissimo: è il primo anno fuori casa e ne risento, non giocando ai miei livelli. L’anno dopo scendo a Catania, sempre in B2 ma a gennaio 2001 me ne vado a Giulianova in C1 perché la situazione non era granché e la squadra era improvvisata e corta. A Giulianova succede che perdiamo il campionato contro Atri per un canestro all’ultimo secondo. Poco male – penso – perché quell’anno le seconde classificate disputano un girone per contendersi un’altra possibilità di promozione. Il girone inizia e andiamo in finale. Negli stessi giorni, sono con la nazionale ai Giochi dei Piccoli Stati. Arriviamo fino alla finale per il terzo posto. La vinciamo ma io non posso giocarla perché devo tornare a Giulianova per la finale del girone promozione. E anche in questo caso, manco a dirlo, perdiamo. Quell’anno torno a San Marino e da quel momento gioco sempre nella pallacanestro Titano in B2, C1 e C2 fino alla stagione 2011/2012 quando vinciamo il campionato e saliamo di categoria. Finalmente. E’ la fine del mio percorso “professionale nel basket”. Gioco ancora due anni in Promozione nel Basket 2000 e nel 2014 inizio il mio percorso da allenatore”.

E, come allenatore, quest’ anno ha portato la nazionale under 16 di San Marino al quarto posto agli Europei Divisione C. “Sono molto soddisfatto del risultato e del cammino fatto per arrivarci – spiega – la ciliegina sulla torta sarebbe stata andare a medaglia ma va anche detto che dopo le prime due partite del girone rischiavamo l’ultimo posto. Invece, vincendo con la Moldavia e battendo con più di 15 punti di scarto l’Albania, siamo riusciti ad arrivare alla semifinale col Galles che abbiamo perso nei secondi due quarti quando siamo calati fisicamente. Il bronzo se l’è preso l’Austria, la squadra data per favorita alla vigilia”.

Qual è la pallacanestro che vorresti far giocare alle tue squadre? “Mi piace un basket molto dinamico, intenso in attacco e soprattutto in difesa. Voglio che la mia squadra detti il ritmo partita e lascio i miei giocatori liberi da troppi schemi. Penso che in questo modo si possano responsabilizzare di più”.

Come giudichi la situazione del basket sul Titano? “C’è fermento. Il livello del basket giovanile è aumentato in quantità e qualità. Ci sono atleti interessanti che noi tecnici cerchiamo di far giocare al livello più alto possibile: meglio qualche sconfitta “formativa” in più, di un campionato che non ti porti costantemente a superare i tuoi limiti”.

di F. Semprini


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