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Storie di ordinaria follia: Quando nasce un AMORE! Cronaca di una nascita annunciata.

Quando nasce un AMORE! Cronaca di una nascita annunciata.

“Alice aspetta che il babbo finisca di montare il tuo armadio prima di nascere”. Così mi rivolgevo alla pancia rotonda di Angela, la mia ragazza. A queste parole una protuberanza compariva sulla pelle tirata del grembo. Era il tardo pomeriggio del 2 maggio quando ho trovato il tempo e la forza per terminare di montare l’armadio rigorosamente targato Ikea. Angela mi ha abbracciato e ringraziato per averlo fatto. Il suo sorriso rilassato celava qualcosa che non capivo. Dopo una doverosa doccia ci siamo avviati verso Cesena perché l’indomani ci sarebbe stato l’ultimo controllo dalla ginecologa. La notte è stata agitata, Angela si muoveva tanto nel letto e alle quattro e trenta del mattino la sentivo sofferente. “Credo sia il momento di andare. Mi si sono rotte le acque”. Ho cercato di mantenere la calma anche per infondere tranquillità in lei. Al corso pre-parto ci hanno detto che una donna primipara, solitamente ci mette minimo tre ore in sala parto e quindi c’era il tempo per prepararsi con calma. Ci siamo avviati verso il Bufalini in una Cesena buia e silenziosa. Angela aveva contrazioni dolorose che le segnavano il viso ad intervalli regolari e sempre più ravvicinati. All’ospedale ci hanno accolti con una calma olimpica. Stride il contrasto fra la normalità di un evento straordinario come la nascita di una nuova vita per chi è del mestiere e per chi ne è protagonista per la prima volta. Angela è stata abbandonata sulla sedia del reparto di ostetricia perché c’è stata una emergenza in sala parto. La vedevo soffrire durante le contrazioni, poi quando queste passavano si rilassava e mi sorrideva. Finalmente ci hanno portati nella stanza da letto nell’attesa che la dilatazione arrivasse al valore giusto per andare in sala parto. Angela sul letto si contorceva dal dolore e l’ostetrica la osservava dubbiosa. “Per me questa bimba vuole nascere presto, io la porterei subito in sala parto”. Poco prima delle sette vi siamo entrati. Era brutta, fredda, me l’aspettavo calda e accogliente, più simile ad un’ambiente familiare che ad una sala operatoria. E’ arrivata la nuova ostetrica che visita Angela e dice: “Ok, sei pronta, quando vuoi comincia a spingere”. Deve essere tremendamente difficile gestire il dolore, controllare la respirazione e spingere. Ma che dolore poi sarà? Noi maschi non lo capiremo mai e neppure lo possiamo immaginare… Il volto di Angela si trasformava in una maschera di dolore e sofferenza da sforzo durante le spinte, poi in un istante tornava a distendersi esausto. “Sto urlando troppo?” si preoccupava. Le ho sorriso ricordandole che quello era il suo momento e tutto le era concesso. Le tenevo la mano durante le spinte e le davo l’ossigeno nei momenti di recupero. Paola, l’ostetrica la incitava: “Forza Angela si vede la testa”. Quella frase mi è girata attorno per qualche momento. Mi sono voltato verso l’ostetrica che mi ha invitato ad andare a vedere anche per capire se poteva contare su di me. Immagine forte, incredibile, indescrivibile. Il fisico della donna si modifica durante la spinta ed una testolina rosa cosparsa di capelli si intravedeva nel sesso di Angela che in preda al dolore cominciava scalciare. Paola ha capito che era uno spreco di energie e sinceratasi del mio supporto mi ha invitato a tenere la gamba sinistra di Angela, mentre lei bloccava la destra. Successivamente la mia ragazza mi confiderà che ci ha odiato per questo, ma in quel momento non aveva la forza per dircelo. Alla spinta successiva Angela ha gridato forte, sentivo la sua determinazione, infatti ho visto la testa di Alice uscire completamente da lei. Il corpo era ancora dentro e la bimba muoveva le labbra alla ricerca del capezzolo da ciucciare. Paola la guardava e sorrideva. A me sembrava di avere un nugolo di mosche nel cervello. Angela spingeva ancora e Alice è stata catapultata fuori in un batti baleno. Una concentrazione di immagini forti, di odori intensi e il primo vagito mettono a dura prova l’emotività anche della persona più insensibile. L’ostetrica mi chiesto di tagliare il cordone ombelicale. Dovevo staccare Alice fisicamente dalla mamma. Angela non vorrebbe che lo facessi io, ma questo lo scoprirò solo dopo. Il cordone era duro e il rumore della forbice che lo ha reciso mi ha fatto venire i brividi. Angela ha ripreso un respiro normale. L’ho guardata e pur essendo spossata non l’ho mai vista così bella. Si è illuminata quando la nostra piccola le è stata messa in braccio e attaccata al seno per la prima volta. E’ stato tutto veloce, quarantatre minuti da quando siamo entrati in sala parto. Minuti intensi durante i quali sono nate tre persone: una nuova vita e due genitori.

 

Ettore Mularoni

Storie di ordinaria follia.

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