Medicina. Telefonini e tumori? Risponde il Professor Fabio Calbucci, neurochirurgo del Maria Cecilia Hospital di Cotignola

Il Professor Fabio Calbucci è un punto di riferimento storico per la neurochirurgia emiliano-romagnola.
Specializzato in neurochirurgia e neurologia con lode presso l’università di Milano e docente di neurochirurgia all’università di Bologna, ha diretto il Dipartimento di neuroscienze e la neurochirurgia dell’ospedale Bellaria di Bologna. È membro dell’advisory board di alcune delle più prestigiose riviste scientifiche nazionali ed internazionali e di numerose società scientifiche nazionali e internazionali. Opera nella struttura privata Maria Cecilia Hospital di Cotignola.

Lo abbiamo intervistato a proposito di una recente sentenza del tribunale di Ivrea che ha inteso stabilire un nesso fra l’uso del cellulare e l’insorgenza di un particolare tumore al cervello. “Penso che questo nesso non sia dimostrato con assoluta certezza. – spiega il professor Calbucci. – Molto prima dell’invenzione del telefonino esistevano, ad esempio, gliomi cerebrali, cioè tumori del cervello. Alcuni studi hanno avanzato l’ipotesi che il cellulare, se usato in maniera continua per molti giorni, per tante ore e per tanti anni, possa provocare danni. Altre ricerche sono arrivate a una conclusione diversa. Quindi, questa causalità non si riesce a dimostrare e la sentenza mi sembra un po’ azzardata. Per quel che riguarda la mia esperienza personale, posso dire che in quaranta anni di lavoro ho operato tanti neurinomi del nervo acustico e molti su pazienti che neanche possedevano un cellulare. Stiamo parlando di un’evidenza che allo stato dell’arte non c’è”.

Secondo il luminare bolognese la recente sentenza del tribunale di Ivrea potrebbe essere azzardata

Per quella che è la sua esperienza, ha notato un aumento dei tumori al cervello nel corso degli anni?
“L’aumento dell’incidenza di tumori c’è ma possono contribuire tanti fattori: dall’inquinamento alle abitudini sbagliate. Va detto, poi, che oggi la diagnostica è più raffinata e gli esami molto più frequenti e dunque oggi riconosciamo più tumori di un tempo. Faccio un esempio: noi in Romagna abbiamo una neoplasia del colon con numeri molto alti. Si è sospettato fosse causa degli inquinanti usati per le fertilizzazioni. E’ un’ipotesi verosimile ma non c’è prova scientifica. Oggi ci si è accorti che ad ammalarsi sono persone che avevano casi di tumore al colon in famiglia. Dunque, parrebbe contare più la genetica rispetto a fattori ambientali”.

Nelle problematiche neurologiche, che lei affronta quotidianamente, contano di più la familiarità o i comportamenti errati?
“Contano entrambe le cose. I comportamenti sbagliati possono modificare il patrimonio genetico che, a sua volta, può essere alterato dall’ereditarietà. Nei neurinomi dell’acustico, ad esempio, esiste una malattia ereditaria che si trasmette dai genitori ai figli”.

E’ vero che le malattie cerebrovascolari sono la terza causa di morte e la prima di disabilità negli adulti?
“Le malattie cerebrovascolari vengono subito dopo le ischemie cardiache e assieme ai tumori come cause di decesso e sono la prima causa di disabilità negli adulti. Comportano costi sociali altissimi e lasciano problemi enormi ai malati, alle loro famiglie e alla comunità. Si fa prevenzione evitando fumo, problemi alimentari e sedentarietà. Tutte abitudini che inducono malattie del sistema circolatorio che poi vanno a colpire cervello e cuore”.

Lei esegue diversi tipi d’interventi: dalle lesioni neoplastiche cerebrali, ai conflitti neuro vascolari, alle malformazioni vascolari del midollo e altro. Tecnicamente quali sono le operazioni più difficili da eseguire?
“Alcuni tumori complessi della base cranica, come il neurinoma dell’acustico e alcune malformazioni complesse vascolari del cervello. Va detto che oggi sia la radiochirurgia che il trattamento endovascolare delle malformazioni vascolari del cervello, ci danno un aiuto e facilitano il percorso pre-operatorio e qualche volta anche quello curativo. La chirurgia è migliorata e anche quello che le gira attorno”.

di F. Semprini


Leggi anche l’intervista ad Dott. Giuseppe Porcellini, Il “Mago” della spalla. 

 

Redazione

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