Tessuti Urbani

Tessuti Urbani

Il verde perduto

Il concetto astratto di verde occupa, nella sensibilità individuale, un posto prioritario: precede anche l’idea stessa di progetto urbano, se pensiamo all’opinione diffusa di conservare a tutti i costi uno spazio libero, anche se inutilizzato e degradato a “non luogo”, piuttosto che occuparlo brutalmente col cemento. A livello normativo-politico ci si occupa più di dotazioni, standard, soglie, ambiti territoriali, tipologie arbustive, che pensare in termini progettuali al verde urbano, cioè agli spazi verdi e alle alberature delle città in cui viviamo. Il primo atteggiamento non consente una serena valutazione del rapporto tra costruito e verde, il secondo tenta di risolvere il problema quantitativamente con dotazioni indifferenziate ed arbitrarie. Entrambi non considerano comunque la maglia infrastrutturale che ha generato e genererà il tessuto urbano.
Se pensiamo alla città storica tradizionale italiana (1) vediamo come l’edificazione sui bordi perimetrali dei lotti creava un’area libera interna a disposizione dei residenti, mentre all’esterno si adeguava agli allineamenti estetico-funzionali imposti dalle regole del decoro urbano (allineamento dei fronti e delle linee di gronda di copertura, rapporto tra altezza dei fronti e larghezza della sede stradale, ecc.): la disposizione originava un ambito pubblico, particolarmente curato e progettato, ed uno più intimo da utilizzare come luogo di aggregazione e di svago. Una città come Riccione (2), sviluppatasi nel periodo post-bellico di intenso sviluppo urbanistico non presenta un tessuto edilizio, ma una collocazione puntiforme dovuta alla divisione del suolo in singoli lotti indipendenti di piccole dimensioni. Questa parcellizzazione, suggerita dalla normativa vigente, permette una maggiore libertà dalle servitù visive o reali dei confinanti e consente all’utente di vivere una maggiore indipendenza nel proprio stile di vita. A questa libertà corrisponde però un cambiamento sostanziale nell’utilizzo del verde privato (a); la collocazione dell’edificio, sia esso una casa unifamiliare o un edificio condominiale, al centro del lotto crea un verde “perimetrale” mal utilizzabile e impossibile da vivere come luogo piacevole. Molte volte viene usato come corridoio di collegamento non pavimentato, oppure come anello verde in cui disseminare piante di vario tipo o manufatti prefabbricati; è, cioè, quasi un luogo di percorrenza, un non-luogo in cui è impossibile non solo sostare e rilassarsi, ma creare un vero e proprio giardino. Sarebbe fondamentale, anche se impedito dalla pianificazione urbanistica attuale, concepire soluzioni diverse proprio nella direzione di un utilizzo migliorativo degli spazi verdi: le ipotesi (b) e (c) con il costruito sui confini interni disposto in linea o a spina di pesce, consentirebbe di sfruttare ottimamente lo spazio libero, mentre lo schema (d), grazie alla costruzione sui confini pubblici, genera un grande spazio interno consentendo la massima privacy.


Legenda:
1) Città storica;
2) Vista zenitale Riccione;
a) Schema interpretativo;
b) Costruito in linea;
c) Costruito a spina di pesce;
d) Costruito a confine.

A cura di: Alessandro Franco Architetto (RCF & Partners)
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Per Consulenza e Progettazione: Studio RCF & Partners
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