Un vecchio che muore è una biblioteca che brucia

Si chiamava Giulia Cicognani ed era la mia maestra. Alta, robusta e imponente con una chioma di capelli rossi eternamente spettinati. Il rossetto sbavato ad ogni fine giornata era la sua caratteristica distintiva: testimoniava tutto l’impegno e la dedizione che aveva per noi e per il proprio lavoro. Era una donna intelligente e una magnifica insegnante. In quinta elementare ci diede un compito importante che per portare a termine ci vollero parecchi mesi. Consisteva in una serie di interviste ai nostri nonni o parenti che avevano vissuto la seconda guerra mondiale. Dovevamo chiedere loro di raccontarci le loro storie che, una volta trascritte, sarebbero state raccolte in una sorta di libro di memorie.
Da scolara diligente cominciai subito il mio lavoro. Per prime intervistai la nonna e la bisnonna materna; Wladimira – per tutti Mira – classe 1926 e Angelina nata nel 1900.
Come tutte le vicende che riguardano la guerra erano incredibili e terrificanti, ma il modo in cui me le raccontavano assomigliava a un reportage giornalistico: un susseguirsi di notizie su fatti accaduti in cui non trova spazio il coinvolgimento emotivo.
Il compito della maestra Cicognani mi coinvolse così tanto che mi spinse a voler sapere anche quelle dei miei nonni paterni. Fu dalla nonna Albertina che imparai la parola “sfollati”. Mi raccontò che per sfuggire ai bombardamenti di Rimini, con mio nonno e mio padre – un bimbo di appena due anni – sfollarono a San Marino. Trovarono riparo nelle gallerie e ci rimasero, credo, per diverso tempo. A seguito di una notte particolarmente violenta in cui i bombardamenti si erano intensificati, a mio nonno vennero tutti i capelli bianchi. Mi dissero che fu per lo shock e per la paura che aveva provato. Anche loro durante i loro racconti, non tradirono mai alcuna emozione. Ci fu solo una volta in cui mia nonna, alla fine di una storia particolarmente toccante, ebbe bisogno di un piccolo ristoro e in un microscopico bicchierino di vetro, si versò qualcosa di molto alcolico.
Con quanta delicatezza i nonni ci raccontano le loro vite e le loro sofferenze l’ho capito in quei giorni. Da allora mi è stato chiaro quale patrimonio rappresentino le vecchie generazioni e quanto sia cruciale il ruolo degli insegnanti nel trasmettere ai propri allievi, l’importanza di conoscere il passato. Non fosse altro che per non doverlo più subire.

Oggi viviamo una controtendenza. Sui Social, e sui media in generale, assistiamo increduli e talvolta impassibili a una corrente di “pensiero” che vorrebbe gli anziani confinati nelle proprie case. Si dice che è per il loro bene e per proteggerli dal virus. Talvolta queste affermazioni vengono fatte in maniera sarcastica, al limite della comicità. Occorre però guardare più attentamente per capire che quelle affermazioni contengono qualcosa di subdolo, ambiguo e molto più pericoloso di quello che può sembrare. Dalla derisione alla persecuzione è un attimo e le conseguenze, come la storia ci insegna, qualcuno le pagherà.
Non facciamo che ciò riaccada. Come genere umano abbiamo già perso troppo.

“E’ molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora all’intima bontà dell’uomo”Amsterdam 15 luglio 1944
 –
“Diario – Anne Frank”

 

Barbara Tosi
Direttrice: La Maison e Lifestyle Magazine

Barbara Tosi

Direttore La Maison & Lifestyle Magazine.

La Maison e Lifestyle Magazine