Vizi, vezzi e virtù – Quattro chiacchiere con l’artista Viola Conti

A cura di: Marco Mussoni

Viola Conti è un’artista multimediale nata a San Marino nel 1982 e lavora tra San Marino e il Regno Unito. In un costante dialogo fra suono e immagine, Viola Conti indaga la complessità del paesaggio contemporaneo, il mutamento dell’ambiente naturale e le connessioni tra i paesaggi post industriali e la musica elettronica. Nel suo lavoro, l’artista descrive il paesaggio dell’Antropocene attraverso assenze e sottrazioni, conferendo uno sguardo autoriale e poetico a un’azione documentativa. L’enfasi della sua pratica è nel creare installazioni multimediali e performance di live media dove la musica, e le immagini in movimento non solo coesistono, ma cooperano nel creare un’atmosfera e un’esperienza immersiva per lo spettatore. Ha ottenuto il Master of Arts nel 2009 presso il Trinity Laban di Londra, laureandosi in Scenography [Dance] presentando una tesi di laurea intitolata “Listening to a Landscape – Investigating Relationship between Visual Art and Music”. Il progetto finale era costituito da un’installazione multimediale immersiva con musiche del musicista elettronico Miles Whittaker, con il quale collabora attualmente.

MM – Per te cos’è sempre essenziale?
VC – Natura e libertà.

MM – Cosa mangi in questi giorni durante la tua prima colazione?
VC – Sono molto ripetitiva con le mie colazioni: non manca mai il the inglese nero, molto forte, con il latte. A volte, alterno il pane tostato con burro e marmellata con il porridge o la ricotta e il miele. A volte mangio un mandarino.

MM – A volte...
VC – Sì

MM – Uno…
VC – Sì

MM – Come si chiama il tuo ultimo lavoro?
VC – Si chiama “Greetings from the Anthropocene”, che in italiano si traduce con “Saluti dall’Antropocene”.

MM – Perché un artista decide di effettuare un percorso particolare come “Greetings from the Antropocene”?
VC – Le motivazioni sono molte: sicuramente, alla base di tutto, c’è il bisogno di esprimersi, di comunicare delle idee e delle emozioni. Questo lavoro parla di ecologia e, appunto, dell’antropocene, l’epoca di una terra modificata, trasfigurata in maniera indelebile dall’azione umana. Quindi, c’è anche il bisogno di parlare di una preoccupazione principalmente mia, ma ormai condivisa da moltissime persone: il fatto che viviamo in un pianeta talmente alterato dall’azione dell’uomo, da mettere in pericolo la nostra stessa esistenza. Esseri umani, specie animali e il mondo vegetale: tutti quanti rischiamo l’estinzione di massa e questo fa paura.

MM – Come è nata l’idea del progetto?
VC – Sono un po’ di anni che mi interesso di paesaggio contemporaneo, della sua evoluzione e di come l’operato dell’uomo lo influenza. Quindi, diciamo, che ci lavoravo già da molto tempo, ma non ne ero consapevole; solo da un anno ho scoperto che non siamo più nell’olocene, ma la terra è entrata in questa era geologica definita Antropocene.

MM – Questo progetto è stato presentato a San Marino?
VC – No, in ottobre è stato presentato alla Fabbrica del vapore a Milano, in occasione della Biennale Giovani dell’Europa e del Mediterraneo: “Mediterranea 17”.

MM – Come pensi sia stato percepito questo lavoro in Repubblica?
VC – Io penso che l’abbiano visto pochissime persone: i miei collaboratori più stretti, in pratica… Poi, ne hanno parlato anche alla San Marino RTV ed è uscito un articolo sulla Serenissima… quindi, forse qualcuno ne ha sentito parlare.

MM – Sei soddisfatta?
VC – Mah…, è difficile dirlo perché posso solamente misurare il grado di interesse delle persone rispetto a quel poco che sono riuscita a constatare sui social network. In particolare su Facebook, in diversi hanno espresso il loro interesse nei confronti dell’articolo, però si trattava principalmente di amici. Bisognerebbe presentare il lavoro qui e vedere che tipo di risposta ottiene.

MM – Hai fatto Arte attraverso varie forme di espressione, quanto costa cambiare modello artistico espressivo e mostrare se stessi attraverso forme d’arte sempre nuove?
VC – Non è un costo, per me è indispensabile. E’ una necessità quella di cambiare costantemente il mio lavoro e comunque evolverlo e non fossilizzarmi, non calcificarmi su una tecnica, un’idea, un campo di ricerca.

MM – Se ti chiedo di chiudere gli occhi adesso (chiudili!), cosa vedi?
VC – Vedo i paesaggi di Piandavello che mi circondano. Io vivo qui e…, è un paesaggio che sicuramente amo e che ho sempre nella mente e nel cuore.

MM – Può un paese così piccolo geograficamente, consentire opportunità che un paese “grande” non potrebbe offrire?
VC – Sì, sicuramente!

MM – Quali?
VC – Nel mio caso, essere un artista che proviene da un paese così piccolo, mi ha permesso di esporre in contesti d’arte internazionali; ho potuto, cioè, confrontarmi con artisti che provengono da paesi molto, molto più grandi, dove la selezione è sicuramente più difficile e competitiva. Quindi, da questo punto di vista, diciamo che è un pochino più semplice accedere a certi festival ed organizzazioni. Inoltre, bisogna dire che a San Marino abbiamo avuto tutti la possibilità di formarci, di studiare e questa non è una cosa assolutamente scontata.

MM – Come si potrebbe descrivere lo stato attuale del mondo dell’arte di San Marino?
VC – Purtroppo, le attività artistiche e culturali in generale sono molto carenti. Ci sono delle persone che si impegnano e che si danno molto da fare. Esistono anche delle piccole realtà interessanti e valide, però c’è bisogno di più sostegno da parte del Governo, perché senza l’aiuto delle istituzioni è molto difficile riuscire ad avere una condizione sociale ed artistica soddisfacente.

MM – Quale è la parte peggiore di essere un artista in questo paese?
VC – Mah…, non vorrei dire delle banalità, però ecco…, viviamo in un paese isolato e che si vuole isolare, che non si apre veramente al resto del mondo e, diciamo, che ha una mentalità piccolo borghese, molto spesso anche ipocrita. Si potrebbe veramente puntare sulla cultura e sull’arte in maniera interessante, ma non c’è lungimiranza; purtroppo qui, sembra che la cultura sia quasi una parolaccia.

MM – E la migliore?
VC – L’abbondanza di tempo. Abbiamo molto tempo a disposizione; qui si fa una vita molto tranquilla e questo è importante per un artista perché una mente stressata non riesce ad essere creativa. Il silenzio, la natura.., nel mio lavoro sono fondamentali.

MM – Quali snack e quali bevande e/o alcolici ti piace servire alle tue inaugurazioni?
VC – Io non ho mai offerto nulla, in generale non è un aspetto che curo io. Spesso non viene offerto assolutamente nulla e vorrei aggiungere che è meglio cosi. Preferirei, ad esempio, che gli spettatori dei miei live-set non consumassero e che per quell’ora in cui presenziano all’evento, si lasciassero trasportare dalla musica e dalle immagini. Per un’ora si può non fumare, non bere, non parlare. Lo so che è chiedere molto al pubblico, che è distratto e che preferisce fare un po’ quello che gli pare anziché quello che gli chiedi di fare tu, però mi piacerebbe che ci provasse ugualmente, ecco.

MM – Se fosse arrivata la fine del mondo e tu dovessi fare un tuo ultimo intervento, cosa faresti?
VC – Se me lo concedesse, farei un live-set audiovisuale insieme ad Aphex Twin.


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Marco Mussoni

Designer e Imprenditore

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