Vizi, vezzi e virtù – Quattro chiacchiere con Maria Pia Trivisonno Giaquinto

A cura di: Marco Mussoni

“Rose is a rose is a rose is a rose.”
Gertrude Stein

Esterno giorno. Ore 16.00, in un giardino di rose a Montemaggio, tra San Marino e San Leo, entrambi decretati “Patrimonio dell’Umanità” dall’Unesco, si svolge l’intervista con Maria Pia Trivisonno Giaquinto.

MM – Dove sei nata?
MPT – A Campobasso.

MM – E dove hai vissuto?
MPT – Ho vissuto al Cairo, un po’ a Firenze, abbastanza a Milano e moltissimo qui a San Marino, che è diventato il mio paese.

MM – Cosa mangi in questi giorni durante la tua prima colazione?
MPT – Dopo aver fatto movimento a digiuno, fiocchi d’avena con Kefir.

MM – Cos’è irrinunciabile per te?
MPT – Il rapporto con la natura.

MM – Hai dato un nome a questo incantevole giardino?
MPT – Sì. L’ho chiamato “La Rosa Infinita” (sottotitolo “vita mia!”), perché io non potrei vivere senza questo posto. Questa è casa mia, il posto dove sto bene, dove vivo meglio.

MM – Qui non ti senti mai sola?
MPT – No, mai. Assolutamente.

MM – Quali bevande ti piace consumare e servire ai tuoi ospiti quando sei qui?
MPT – Un The verde, il Gunpowder.

MM – Quando hai visualizzato per la prima volta questo luogo, te stessa e le tue rose?
MPT – Io ho la sensazione di essere sempre stata qui. Ho sempre avuto la passione per la natura. Fin da piccola, quando andavo a passeggiare in campagna con le mie sorelle, il verde della campagna, una collina lontana, una casetta che si intravedeva, era come se il verde entrasse in me e io in lui…, e mi veniva il capogiro! Mi sentivo invasa dal verde, una sensazione difficile da descrivere. Evidentemente, io non so…, in un’altra vita sarò stata una pianta! (risate)

MM – E questo paesaggio?
MPT – Per quanto sia bello il giardino, per me è fondamentale il contesto in cui è situato. L’ubicazione è importantissima e mi sento fortunata ad avere questo particolare scenario che valorizza tanto il mio lavoro.

MM – Perché hai deciso di coltivare rose?
MPT – Per istinto, per amore e perché nella rosa trovo la stessa forza interiore che ha la donna, la stessa tempra morale. Adesso sono tantissime. Ho cominciato con le rose antiche, ma ne volevo anche di moderne perché rifioriscono sempre. Però quelle antiche sono le più belle e le preferisco. Hanno un fascino segreto, misterioso, nascosto.

MM- Disvelane una.
MPT – Questa, ad esempio, prende il nome da un poeta persiano del 1.100, Omar Khayyâm. Pensa che è nata da alcuni semi trovati sulla sua tomba ed è riuscita ad arrivare fino a noi. Ti da l’idea di quante ne possano ancora esistere di sconosciute e arcaiche.

MM – Altre ragguardevoli?
MPT – Questa! E’ una Lamarque. Oppure queste rose Galliche e l’ultima arrivata, che si chiama Camelot.

MM – E quella lì, che ho assaggiato poco fa?
MPT – E’ la Lady Hillingdon!

MM – Arrivano da sole, immagino.
MPT – Magari trasportate dagli angeli!

MM – Cosa ti suggeriscono, cosa ti raccontano le tue rose?
MPT – Da dove vengono, che viaggi hanno fatto. Ė un dialogo continuo che è fatto di niente ma che, in realtà, contiene tutto. Di una determinata rosa immagino dove poteva essere, chi l’ha toccata, chi l’ha colta, chi l’ha strappata, chi l’ha coltivata. Mi parlano delle loro storie specifiche, ma anche dei grandi viaggi che, nel 700, i primi naturalisti facevano sui velieri per andare alla ricerca di piante e, quindi, anche di specie particolari di rose.
Di quelle che portavano in Europa, quante ne sono andate perse, durante le tempeste!

MM – Un giardino che ammiri?
MPT – Il famoso Giardino di Ninfa, vicino a Roma, dove il tempo si è fermato e dove le rose antiche pendono, cadono dai vecchi muri e continuano a deliziare tutti i visitatori.

MM – Che cosa pensi abbia avuto più influenza nella creazione del tuo giardino?
MPT – La passione. Il giardino mi nutre, è la mia terapia.

MM – E che cosa ti ha insegnato?
MPT – Ha tenuto in esercizio la mia pazienza. Prima ero molto insofferente, con tutti, credo. Il giardino mi ha insegnato a liberare la mente, a prendere decisioni, ad aspettare… che la pianta cresca, anche se poi si ammala, a curarla, anche se poi muore. Ma sapendo che può pure rinascere.

MM – …tutti gli anni.
MPT – Sì e come tutti gli anni ne vale la pena. Vale la pena aspettare la fioritura di una rosa, anche se sai che fiorirà soltanto una volta.

MM – E d’inverno?
MPT – Non faccio quasi niente fuori in giardino, mi covo l’aspettativa. Le attendo e, quando tutto comincia a muoversi, vado da loro, ne controllo i boccioli che stanno per aprirsi, le seguo come figlie, come sorelle. Mi danno veramente molto.

MM – Consideri completato il tuo giardino?
MPT – Io non faccio più tante cose. La natura, devo dire, non è mai ferma: è sempre tutto in divenire, perché c’è sempre qualcosa che muore e nasce, muore e nasce. E io assisto.

MM – Qual è il ruolo dell’anima qui?
MPT – A volte mi sento proprio una levatrice.

MM – Di rose?
MPT – Sì!

MM – Qual è la parte peggiore nel coltivarle?
MPT – Quando vengono assalite dalle malattie e quando il vento le spezza.

MM – Usi prodotti chimici?
MPT – Avevo cominciato ad usarli tanti anni fa, ma mi sono resa conto che ammazzavano anche gli insetti buoni. Quando ho smesso, sono riapparse le coccinelle, che si nutrono di afidi. Ora ci sono le coccinelle!

MM – Quali accorgimenti usi, quindi, per averne cura?
MPT – Combatto le afidi utilizzando l’aglio. A volte lo mescolo con il sapone di Marsiglia o con il peperoncino.

MM – E per prevenire le loro macchie, la “ruggine” delle rose?
MPT – La poltiglia bordolese, il piretro, lo zolfo e il rame. Oppure accetto di avere le rose ammalate. Un po’ come quando qualcuno invecchia e ha qualche macchia… è bello lo stesso, va bene anche così.

MM – Hai paura di invecchiare?
MPT – No.

MM – Ti chiedi come viene percepito questo progetto dai tuoi ospiti?
MPT – Ogni persona che viene a trovarmi ha una reazione diversa.

MM – Ne sei soddisfatta?
MPT – Per me è bellissimo. Imparo da loro, dai loro comportamenti e capisco meglio come sono.

MM – Considerando che l’entità di una persona si esprime appieno nell’ambiente in cui vive, non ti costa nulla mostrarti attraverso questo posto?
MPT – No, perché qui c’è di tutto: il bello, il brutto e anche il disordine. Io sono così.

MM – Ti trucchi?
MPT – Mi trucco un po’, sempre meno. Preferisco che mi vedano come sono realmente.

MM – Cos’è una rosa per te?
MPT – Un mistero.


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Marco Mussoni

Designer e Imprenditore

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