Vizi, vezzi e virtù – Quattro chiacchiere con il regista Philippe Macina

A cura di: Marco Mussoni

MM – Cos’è la “Luce”?
PM – Energia

MM – Provenienza
PM – Parigi. Sono nato lì…, da mamma francese, babbo sammarinese.

MM – La tua Età
PM – 57

MM – Come fai, in questi giorni, la tua prima colazione?
PM – Bevo del thé, mangio 5 fette biscottate.

MM – Cinque?
PM – Quattro o cinque.

MM – Che cosa volevi essere da bambino, se non un regista?
PM – Uno stuntman.

MM – Da piccolo, ti era permesso guardare qualsiasi film?

PM – Si, ma i film erano pochi: la tv era in bianco e nero e al cinema si andava raramente.

MM – Che cosa stai facendo adesso?
PM – Vari progetti: film emozionali, spot, realizzo gli effetti speciali per un lungometraggio francese…

MM – Quando hai deciso di entrare nel mondo dei film, di diventare un regista?
PM – La molla mi è scattata quando è deceduto un mio zio, un artista, un mosaicista. Lì ho deciso di non essere solo di passaggio, ma di lasciare una traccia su questa terra. Mi sono dato come impegno di realizzare film.

MM: Qual è stato il tuo primo set cinematografico?
PM – In Francia: “Un pont entre deux rives” di e con Gèrard Depardieu.

MM – Qual è la tua impostazione del montaggio?
PM – L’impostazione del montaggio è guidata dalla colonna sonora. Mi deve commuovere, mi deve emozionare già la musica. Se non c’è connubio tra la musica e l’immagine e non provo queste sensazioni, allora non riesco a montare.

MM – Come funziona questa “illusione”?
PM – Magia. E’ una magia che si crea al momento. E’ l’attimo.

MM – Che cosa pensi che abbia avuto più influenza nel tuo lavoro?
PM – La mia testardaggine.

MM – Che cosa non ha mai avuto nessuna influenza, invece?
PM – La paura

MM – Il fatto di dirigere film, te li fa guardare in modo diverso?
PM – Si, il problema è…, che è proprio così. E ho contaminato anche colleghi e amici nel loro modo di guardare: si tratta di “Vedere” in maniera completamente diversa.

MM – Alcuni registi che ammiri?
PM – Orson Welles, George Lucas, Steven Spielberg, Michael Bay e Quentin Tarantino per la sua pazzia e per come gestisce i dialoghi.

MM – Come si chiama il tuo ultimo Film?
PM – “La bandiera ritrovata”

MM – Qual è il ruolo dell’artista qui?
PM – Rendere pubbliche storie segrete, fatti storici sconosciuti.

MM – Perché un artista decide di effettuare un percorso particolare come “La bandiera ritrovata”?
PM – Mi piace la storia e San Marino è piena di episodi di cui la maggior parte della gente non è al corrente. Raccontarli mi permette di far emozionare.

MM – Come è nata l’idea di questa produzione?
PM – E’ nata durante le riprese relative alla storia del treno bianco e azzurro.

MM – Parlami degli inizi
PM – Ho scoperto di alcuni volontari sammarinesi che durante la prima guerra mondiale, in prima linea, in un ospedale finanziato dalla Repubblica di San Marino, hanno prestato cure a tutti i soldati coinvolti, tra cui anche Ernest Hemingway… Una storia molto bella e molto poco conosciuta.

MM – Parlami del casting
PM – L’abbiamo curato in due giorni di lavoro. Per trovare attori e figuranti che interpretassero le infermiere, i soldati, i feriti, i medici…, abbiamo avuto una grande partecipazione.

MM – Lo stile?
PM – Storico!

MM – Quali sono le prospettive?
PM – La realizzazione di una fiction di tre puntate.

MM – Se adesso ti chiedo di chiudere gli occhi, che cosa “vedi”?
PM – Mio babbo.

MM – Quale è il tuo prossimo progetto da realizzare?
PM – Si chiama “Il viale delle rose” ed è tratto da un libro di Giuseppe Marzi. E’ una storia affascinante ambientata durante la seconda guerra mondiale a San Marino: in mezzo a centomila profughi, c’erano anche rifugiati ebrei che sono riusciti a salvarsi, tra segreti e mille peripezie, in uno stato retto da un governo fascista. Una vicenda ancora sconosciuta a San Marino e nel mondo.

MM – Un progetto molto rilevante per l’immagine di San Marino.
PM – Se tanti esempi nella storia, come quello di Oskar Schindler, hanno visto coinvolti soggetti privati che prestavano questo tipo di aiuto, qui si parla della volontà di praticare la pace di un intero paese, di uno stato, di un governo. Volontà di salvare ebrei, perseguitati politici, omosessuali… Non era mai successo prima.

MM – Può un paese così piccolo geograficamente, consentire opportunità ad un regista che un paese “grande” non potrebbe offrire?
PM – In questo momento no.

MM – Qual è la parte peggiore di essere regista in questo paese?
PM – Mancano regole certe, di supporto alla cinematografia. La regia cinematografica è ancora una professionalità poco riconosciuta, su cui si può lavorare.

MM – E la migliore?
PM – La storia di questo paese: qui abbiamo la fortuna di vivere in un luogo che può raccontare avvenimenti unici, a livello planetario.

MM – Puoi dormire con la luce accesa?
PM – Anche.


 

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Marco Mussoni

Marco Mussoni

Designer e Imprenditore

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